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Le Corne: la storia

Le Corne è oggi una dinamica realtà viti-vinicola, ma il sito nel quale ha sede l’azienda è altresì un luogo ricco di storia, come risulta anche alla prima impressione del visitatore odierno.
Il nome deriva dalla Corna, particolare tipo di roccia calcarea piuttosto esteso nella zona e che nel corso dei secoli ha dato origine a ben tre cascine con lo stesso nome. Le origini dell’insediamento rimontano al tardo-medioevo e rimandano a un antico comune oggi scomparso, ma la cui comunità è ancora viva all’interno del comune di Grumello. Boldesico, così si chiamava il piccolo comune rurale, compare già nel XIII secolo e risulta attivo ancora per tutto il secolo successivo; successivamente – quasi certamente per volere di Bergamo – Boldesico fu unito a Grumello e la sua storia si mescola con quella del comune maggiore, anche se la vitalità della comunità originaria fu a lungo assicurata da una forte coscienza, cementata dal culto per la Vergine, patrona della chiesa comunitaria.

La vocazione viticola della zona – non solo dunque Boldesico – è attestata già nella documentazione più risalente, che mostra la presenza non solo di viti all’interno di orti o spazi recintati (“chiusi”), ma anche di vigne specializzate, anche se ancora probabilmente di piccole dimensioni. Ciò che rendeva difficile l’impianto di strutture di maggior portata era il carattere frammentario della proprietà agricola, prevalente per tutto il XIV secolo e ancora per parte del successivo, anche se proprio nel Quattrocento si avviarono processi di ricomposizione nelle mani di alcune famiglie nobili bergamasche. Fra queste i Terzi e soprattutto gli Agosti, che furono protagonisti nella storia delle Corne e di Boldesico in generale, alle quali si affiancavano gli onnipresenti Suardi, l’unica famiglia che riuscì – sia pur brevemente – a controllare la stessa città di Bergamo all’inizio del XV secolo.

A tali famiglie si deve l’inizio di un processo di ricomposizione fondiaria che nel corso degli anni si accentuò sempre di più; ma acquisti e accorpamenti erano solo la precondizione per ulteriori interventi che plasmarono ulteriormente il paesaggio del Boldesico. Gli atti più antichi infatti mostrano ancora una coltura viticola non specializzata e frammista anche ad altre produzioni; dal Quattrocento invece compaiono non solo le vigne monocolturali, ma anche le cantine e i torchi da vino. Benchè poi le attestazioni siano più tarde, si deve far risalire a questo periodo l’impianto della coltivazione a pergola, con la scomparsa della piantata (dove la vite era maritata a supporti vivi), che invece doveva essere assai diffusa nei primi tempi.

La prima citazione documentaria delle Corne risale al 1355 e menziona un microtoponimo dove si coltivava l’uva schiava. Oltre a darci una preziosa indicazione della varietà tipologica del frutto coltivato, il documento ci dice anche degli interessi che nella zona avevano i Terzi e i Suardi, che si contendevano i diritti in questione; a questa data infatti le proprietà degli Agosti erano ancora minoritarie e limitate alla parte bassa del comune, al confine con Grumello. Il Quattrocento vide tuttavia la crescita della famiglia, che arrivò a controllare quasi tutta la fascia collinare dell’antico comune di Boldesico. La prima fotografia della proprietà fondiaria della zona risale solo all’estimo cinquecentesco, ma fornisce immagini di notevole chiarezza: gli Agosti controllavano ben tre cascine con lo stesso nome di Corne, tutte e tre vicine e tutte vocate alla viticoltura. Di esse la più importante era quella centrale, caratterizzata dalla presenza della torre che ancor oggi vediamo, tanto da essere talvolta definita “Corne della torre”. In effetti le notizie sull’edificio fino a questa data mancano, ma ciò che si è conservato rimanda a una costruzione medievale, probabilmente quattrocentesca, forse su preesistenze duecentesche. Dal Cinquecento comunque la torre spicca in tutte le descrizioni della proprietà e figura anche disegnata nei più tardi catasti ottocenteschi (ma la prima rappresentazione – stilizzata – risale al fascicolo di una causa settecentesca fra gli Agosti e il comune di Grumello).

Forse la torre fu dovuta proprio agli Agosti che dalla metà del Quattrocento concentrarono i loro acquisti nella zona, ingrandendo la proprietà e razionalizzandola. È probabile che la struttura di base della tenuta delle Corne, come la vediamo anche oggi, si debba a loro: è quanto perlomeno sostiene una lapide, invero piuttosto tarda ma comunque assai significativa, fatta apporre sul fabbricato principale nel 1786 da Giulio Cesare Agosti che ricorda come la famiglia nel XV secolo avesse dotato la struttura di cantine scavate nella roccia, di torchi da vino, di acquedotti.
La preminenza degli Agosti, che soppiantarono i Terzi nella qualifica di maggiori possessori di Boldesico, fece nascere nella famiglia il desiderio di insignorirsi della località, incominciando con l’occupazione della chiesa della comunità; quest’ultima tuttavia reagì in maniera abbastanza compatta, forse anche a motivo della elevazione dello stesso edificio sacro al rango di santuario. Di certo la lunga lite che ne seguì servì a cementare il sentimento comunitario di Boldesico, successivamente spalleggiata dallo stesso comune di Grumello, che si sentiva parzialmente erede dei diritti della piccola borgata.

È un fatto che tale coscienza si mantenne viva a lungo e attraverso numerose vicende e peripezie: dalla nascita dell’ospedale di Boldesico nell’Ottocento (significativa realtà assistenziale ancor oggi attiva), alla conferma del ruolo di santuario della chiesa di s. Maria. D’altro canto l’importanza delle iniziative agricole degli Agosti è innegabile, dato che il consolidamento della proprietà e l’impianto di una struttura di produzione vinicola pienamente funzionante è certamente opera loro. Proprio a un Agosti si deve la pubblicazione di un opuscolo sulle “Regole per la coltivazione delle viti” (alla fine del Settecento), nella cui prefazione l’autore menziona espressamente le proprie vigne in territorio di Grumello, verosimilmente quelle di Boldesico. La plurisecolare presenza della famiglia a Boldesico, e alle Corne in particolare, venne tuttavia a finire nella prima metà dell’Ottocento, quando con l’estinzione del ramo principale della famiglia gli subentrò la famiglia Bellini che detenne la proprietà per circa mezzo secolo. A fine Ottocento infatti le Corne passarono ai principi Gonzaga, che diedero nuovo impulso alla produzione vinicola. Si deve aggiungere che questa stagione potè contare su nuove forze in campo agricolo, con la fondazione della scuola agraria di Grumello, che formava una generazione di coltivatori di nuova impostazione e ben più aperti alle innovazioni dei loro predecessori.

Tutto ciò fornisce dunque la necessaria premessa storica per la florida situazione odierna, che vede le Corne all’avanguardia della produzione biologica di vino, con un occhio al glorioso passato e uno alle nuove tecnologie.

Bibliografia:

  • Confini dei comuni del territorio di Bergamo, 1392-1395, a cura di V. Marchetti, Bergamo, Provincia di Bergamo, 1996
  • G.A. Giaconia, Il Boldesico. Storia di una comunità e della sua chiesa, Bergamo, Archimedia, [2009]
  • Grumello del Monte, a cura di L. Pagani, Bergamo, Bolis, 1993
  • P. Previtali, Lo “Spedale” e la contrada del Boldesico, Torre Boldone, Grafital, 1985
  • G.P.G. Scharf, La signoria malatestiana a Bergamo, in La signoria di Pandolfo III Malatesti a Brescia, Bergamo e Lecco, a c. di G. Bonfiglio-Dosio e A. Falcioni, Rimini, Centro Studi Malatestiani – Bruno Ghigi Editore, 2000, pp. 435-496
  • La scuola agraria a Grumello. Un esempio di innovazione tra fine Ottocento e Novecento, a cura di M. Ibsen, Grumello del Monte, Comune di Grumello del Monte, 2013