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Etica e Business nella comunicazione del territorio

Etica e Business, alta professionalità e competenza , visione di medio-lungo periodo: su questi tre assunti imprenscindibili si è andato a creare un sentiero culturale impegnativo ma percorribile, trasversale a più esigenze nell’ottica di una nuova forma di comunicazione aggregativa del territorio.
Grazie alla visione di un’azienda il suo prodotto (il vino) stimola momenti di allegra aggregazione, si è creato un punto di riferimento importante sul territorio, gettando le basi di un nuovo modo di pensare sia la cultura che il business.

L’idea di organizzare un convegno non è originale in sé, ma originale diventa nel momento in cui azienda, territorio ed organizzazioni lavorano fianco a fianco secondo un nuovo concetto di comunicazione etica.
Ci sono diversi modi per interpretare un’esigenza, ma ciò che resta obiettivo nella richiesta del cliente è che qualcosa deve essere fatto.
Avere la possibilità più che rispondere ad una esigenza di creare un progetto condiviso dà a tutti uno stimolo nuovo, quello di esprimere al meglio la propria professionalità.
La sfida di creare un ponte tra un mondo culturale, un contesto agricolo produttivo, sudore e sangue soprattutto nella fatica della scelta biologica e nella paura del confronto biodinamico, e il territorio circostante, timoroso di aprirsi a contesti davvero nuovi: una sfida che ci ha permesso, lavorando in modo pienamente condiviso, di creare qualcosa di davvero nuovo e originale e di puntare al sogno vero, a quel ponte dorato che può realizzare il balzo di qualità per tutti.

Ecco che allora il vino diventa quel prodotto di aggregazione che può rappresentare la punta di un iceberg di un movimento territoriale tutto nuovo:
qualitativo, perché l’investimento nella ricerca alla conquista della qualità deve dare un risultato eccezionale;
sostenibile, perché la scelta biologica deve essere avallata da azioni concrete mirate ad un principio realizzabile e non ideale;
condiviso, perché parte di un territorio non può prescindere dal contesto in cui si colloca;
renumerativo, perché anche le scelte di qualità non posso restare fini a sé stesse ma devono produrre denaro per autosostenersi;
estetico, perché il diritto al bello deve essere sostenuto per il bene di tutti.

E se facciamo una valutazione di tutti gli aggettivi fin qui descritti, il minimo comune denominatore che insieme li raggruppa e li nobilita nella loro singolarità, non può essere altro che la cultura, quella cultura con la “C” maiuscola che non ha senso di esistere in quanto momento solamente intellettuale fine a sé stesso ed identificativo di un chiuso circolo di eletti che domina dall’alto, ma che deve profondersi e ramificarsi, agire da collante, produrre alternative ed aiutare tutti a rivedere il proprio mondo con occhi nuovi, secondo strategie di collegamento e reti di comunicazione disseminanti.