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Le Corne

“Le Corne” si estendono per quasi 30 ettari di vigna all’interno della conca collinare di Grumello del Monte, sui fertili suoli della Valcalepio e rappresentano una delle realtà più dinamiche e importanti nel panorama vitivinicolo bergamasco.

Il nome dell’azienda agricola trae origine dalla “corna”, particolare tipo di roccia calcarea nella quale vennero scavate le fondamenta dello splendido edificio che attualmente ospita le cantine e gli impianti dell’azienda .

Di particolare interesse anche la torre di origine medievale testimone di secoli di storia.
Già possedimento del condottiero Bartolomeo Colleoni dal 1442, divenne dopo la metà del 1700 proprietà dei Marchesi del Carretto.
Successivamente passò ai Principi Gonzaga di Vescovado che, nel 1786, lo ampliarono, trasformandolo da piccola fortezza a residenza e lo utilizzarono come riserva di caccia.

Il clima mite, l’invidiabile esposizione al sole e la particolare composizione silicio-argillosa del suolo hanno da sempre garantito ottimi raccolti.
In tempi recenti la coltivazione della vite è passata dalla tipica pergola “bergamasca” a forme cosiddette “a spalliera”, che garantisce una migliore gradazione e complessità aromatica nell’uva prodotta, a scapito di una ridotta produttività.

Cinzia Cortinovis

Direttore "Le Corne"

La storia ci insegna che il vino come bevanda pone le sue fondamenta in un passato lontano.
Tuttavia lo scorrere del tempo e l’evoluzione scientifica, se da una parte ne hanno migliorato le tecniche di produzione e di conservazione, dall’altra non hanno comunque potuto prescindere da un aspetto fondamentale: il territorio e il luogo di origine di produzione.
Una costante, quella del territorio, che ha da sempre caratterizzato produttori di tutti i tempi, dai più attenti alla qualità del prodotto ai più abili venditori dell’etichetta.

La volontà di interagire con il territorio e di comunicare la necessità di lavorare in qualità ed eccellenza, negli ultimi anni, ci ha fatto comprendere come la cultura sia una parte integrante di quegli aspetti determinanti che contribuiscono a valorizzare tutto ciò che c’è di buono e di bello intorno a noi, e paradossalmente ci ha edotti su quell’area scoperta e vuota che non ci permette di comunicarci correttamente: ponte che manca tra ciò che si fa e ciò che si comunica.

Ecco allora che la volontà di esprimere la passione per il proprio lavoro deve diventare un momento di riflessione più ampio, che abbia il coraggio di andare oltre il prodotto, che parta dalla passione e dalla fatica della coltivazione della terra per giungere ad un giusto riconoscimento che non sia solo un frutto buono ma soprattutto un frutto buono condivisibile.
Gli aspetti edificanti di tutto ciò che è costruito dalla fatica umana non possono non essere comunicati, ma questa comunicazione non può soltanto ridursi ad uno slogan pubblicitario, deve lasciare una traccia più ampia, trasversale, significativa, ricca: un valore impagabile che aiuti l’individuo ad acquisire quegli elementi di base che lo portino naturalmente a scegliere sempre il meglio.

Ecco allora che la prospettiva si è spostata da un atteggiamento di chiusura del metodo esclusivo concentrato sul prodotto in bottiglia, verso l’apertura incondizionata su quegli elementi di alta rilevanza per tutti coloro che si occupano di vini e vigneti e a tutti quei temi specifici che possano convergere sulla diffusione di una cultura più ampia del vino, e non solo, secondo un filo conduttore che unisca tutte le maestranze.

L’opportunità che si è venuta a creare grazie a questo progetto, diventa nella sua eccezione più concreta quel sogno di “collina verde” a cui vorremmo che tutti aspirassero, grazie al confronto costruttivo e alla testimonianza di chi insieme a noi ha interagito per rendere queste giornate particolarmente ricche ed interessanti. Dire “grazie” a chi ha risposto al nostro invito probabilmente è dire poco: è necessario e doveroso riconoscere che il loro contributo ha dato il primo grande stimolo alla realizzazione di un progetto condivisibile più ampio, e questo desideriamo essere per loro il nostro complimento migliore.

“Non puoi non comprare il panorama” mi disse un giorno un grande imprenditore straniero ospite della nostra azienda, ed aveva ragione: ma si può condividere il sogno di un sistema biologico e biodinamico gestito secondo un contesto di massimo rispetto “del bello e del buono”. Ecco a cosa può servire il nostro primo convegno, ad aprire una prospettiva, a guardare oltre la nostra collina verso tutte quelle esperienze nascenti ed affermare di Distretti Biologici, a rendere partecipe la cittadinanza tutta di una strategia vincente per il futuro dei propri figli, in un contesto produttivo ricco e desideroso di affermarsi in progetti di lungo respiro rispettosi della natura e del nostro modo di essere, ad aiutarci a percorrere quello stretto ponte che porta alla consapevolezza e dal sogno alla realtà.

Cinzia Cortinovis